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interventi chirurgici

Chirurgia implantare

La mancanza di uno o più denti non richiede necessariamente un trattamento sostitutivo se il paziente non lamenta alcun disagio masticatorio o estetico, ma frequentemente i pazienti richiedono il trattamento protesico per ripristinare la funzione e l’estetica.
La terapia implantare rappresenta lo “Stato dell’arte” in parodontologia, dalla sostituzione di un singolo elemento dentale mancante fino alla totale edentulia.

Un impianto è una radice artificiale che viene inserita nella mascella o nella mandibola per supportare un dente artificiale (corona o capsula) o un ponte.
Gli impianti dentali sono il trattamento ideale in tutte le persone che godono di buona salute e che hanno perso denti per qualsiasi ragione, inclusa la malattia parodontale.
Gli impianti dentali sono manufatti high-tech nella loro natura e necessitano di un intervento chirurgico per il loro inserimento, ma sono tuttavia più conservativi e duraturi di una protesi tradizionale (ponte) poiché non necessitano della preparazione (limatura) di denti contigui per il loro funzionamento.

Cisti-granulomi

La cisti dentaria è una cavità patologica ben circoscritta, normalmente provvista di un epitelio di rivestimento ed infarcita di fluido sieroso, mucoso o gassoso.

Le cisti dentarie non rivestite (prive di capsula) sono denominate pseudocisti, mentre quelle ripiene di pus sono considerate ascessi dentali.
Molto simile al granuloma, la cisti dentale è una complicanza tipica della necrosi pulpare, a sua volta indotta da traumi, carie profonde o pulpiti. Esistono numerosissime varianti di cisti dentarie, distinte sia in base alla natura del contenuto sia alla sede precisa da cui originano.

Prima di procedere con qualsivoglia trattamento per le cisti dentarie, è necessaria - nonché indispensabile - la diagnosi differenziale con patologie simili (es. granuloma dentale, ascesso) e, soprattutto, con neoformazioni tumorali. Per differenziare una ciste dentale benigna da un tumore è richiesta la biopsia, ovvero un test diagnostico invasivo che prevede l'asportazione di un lembo di tessuto per un successivo controllo istologico in laboratorio.

Denti inclusi

Quando un dente non compare nel cavo orale trascorso il normale periodo per l'eruzione, questo viene considerato incluso o ritenuto:

I denti inclusi più frequenti in assoluto sono i denti del giudizio, seguiti dai canini, etc.

Molto spesso, per mancanza di spazio nell'arcata dentaria, alcuni denti (soprattutto i denti del giudizio) rimangono parzialmente o totalmente sommersi nell'osso o nella gengiva, crescendo a volte in direzione scorretta.
Se questo accade sono inutili alla masticazione e possono causare i seguenti problemi:

Quando il dente è parzialmente ricoperto dalla gengiva è facile che batteri e residui di cibo rimangano intrappolati e latenti al di sotto di essa. Questo come conseguenza provoca delle infiammazioni gengivali con dolore, gonfiore, difficoltà ad aprire la bocca.
Per la posizione scorretta, o perché coperto da gengiva, l’igiene del dente può essere difficile e quindi può cariarsi. Lo stesso può accadere al dente vicino, che può essere anche spostato o danneggiato;

Se in posizione anomala il dente può interferire con la masticazione;
Dal dente incluso può anche formarsi una cisti che, col tempo, si ingrandisce a spese dell’osso circostante
In presenza di tali disturbi, o per prevenirne la loro comparsa è necessario procedere quindi, alla loro estrazione.

Ortognatica

La chirurgia ortognatica rientra nelle competenze della chirurgia maxillo-facciale  e della chirurgia plastica e comprende le procedure chirurgiche, finalizzate alla correzione della occlusione dentale nell’adulto, laddove non è possibile ottenere risultati con l’ortodonzia. Infatti, mentre il termine ortodonzia che deriva dal greco, significa denti diritti, il termine ortognatico ,anch’esso di etimologia greca, esprime il concetto di un giusto rapporto spaziale tra il mascellare posto superiormente e la mandibola inferiormente, da orto (ortho = diritto) e gnato (gnathos = mascellare). In pratica in una situazione in cui il mascellare e la mandibola, sono in un giusto rapporto spaziale, mentre i denti non sono allineati, la ortodonzia è indicata elettivamente a risolvere il problema.

Nella situazione in cui invece, la cattiva occlusione dentale,  dipende da un alterato rapporto delle basi ossee che sorreggono le arcate dentali, cioè del mascellare e della mandibola, è compito della chirurgia ortognatica, ripristinare l’equilibrio. La chirurgia ortognatica, correggendo l’occlusione dentale grazie agli spostamenti sulle basi ossee del mascellare e della mandibola, corregge anche l’aspetto fisico del volto che in questi casi, è sempre alterato (deformità dento-facciali), sia per un eccesso della mandibola (progenismo), per un difetto (enognatismo) o per una laterodeviazione (mandibola storta).

Estrattiva

L’estrazione dei denti del giudizio, specie se in inclusione osteomucosa parziale o totale, rappresenta probabilmente l’espressione più alta delle complicazioni che un’estrazione può implicare. Pertanto in tale paragrafo si parlerà solo di questa, dando per scontato che tutto quello che verrà detto vale pure per gli altri elementi, seppur in misura minore.

I terzi molari o denti del giudizio fanno la loro comparsa fra i 17 e i 21 anni. In alcuni casi, per mancanza di spazio sufficiente nell'arcata dentaria, rimangono parzialmente o completamente sommersi nell'osso o nella gengiva, crescendo a volte in direzione scorretta. Se questo accade sono inutili alla masticazione e possono anzi causare alcuni problemi:

1. quando il dente è parzialmente ricoperto dalla gengiva è facile che batteri e residui di cibo rimangano intrappolati al di sotto di essa. Questo provoca delle infiammazioni gengivali con dolore, gonfiore, difficoltà ad aprire la bocca;
2. per la posizione anomala, o perché coperto da gengiva, il dente del giudizio può essere difficile da pulire e quindi può cariarsi. Lo stesso può accadere al dente vicino, che può essere anche spostato o danneggiato;
3. se in posizione anomala il dente può interferire con la masticazione;
4. può anche provocare la formazione di una cisti che, col tempo, si ingrandisce a spese dell’osso circostante
In presenza di tali disturbi, o per prevenirne la comparsa potrebbe rendersi necessario procedere all'estrazione di uno o più denti del giudizio.

Muco gengivale

Non c'e dubbio che il trattamento chirurgico delle recessioni gengivali sia tra i più difficili in terapia parodontale. La recessione gengivale si ha quando il bordo coronale del margine gengivale si trova in posizione apicale rispetto alla giunzione amelo-cementizia del dente interessato. La continua migrazione apicale della gengiva marginale caratterizza il processo della retrazione gengivale, ed è spesso correlata con un'atrofia dell'osso alveolare. La recessione gengivale coincide con un "allungamento" della corona clinica del dente, poiché la radice anatomica viene "denudata", trovandosi così esposta all'ambiente orale circostante: ciò costituisce fra l'altro un inconveniente estetico, creando un problema non minore della sensibilità della radice. Tra i fattori che favoriscono la recessione gengivale possiamo ricordare i seguenti:

  •     mancanza congenita di adeguata gengiva aderente;
  •     inserzioni muscolari o di frenuli aberranti;
  •     deiscenza dell'osso alveolare associata oppure no alla prominenza del dente, con sua malposizione, oppure rotazione;
  •     tecniche errate di igiene orale in presenza di situazioni anatomiche predisponenti.

 

Rigenerativa

L’obiettivo della chirurgia parodontale rigenerativa è quello di ottenere un guadagno di tessuto di supporto, mucoso e osseo, attorno ad elementi dentali gravemente compromessi da una pregressa malattia parodontale (piorrea). L’indicazione primaria alla terapia parodontale rigenerativa sono i difetti ossei molto profondi e stretti.
La procedura più affidabile ed efficace è detta “rigenerazione tissutale guidata” (GTR), tecnica che, mediante l'applicazione di una barriera fisica, detta membrana, escludendo le cellule dell'epitelio e del connettivo gengivale durante la fase di guarigione della ferita chirurgica, permette un aumento della quota di tessuto osseo.
E’ possibile ripristinare un adeguato livello di tessuto di supporto anche mediante l’utilizzo di innesti di osso autologo, ovvero prelevato da altri siti dello stesso paziente, o sintetici, prodotti in laboratorio, che vengono poi sostituiti da tessuto osseo in pochi mesi.
Le procedure parodontali rigenerative ad oggi possono essere applicate con risultati clinici altamente prevedibili e con ottimi risultati funzionali ed estetici: riduzione della profondità della tasca, della mobilità dell’elemento dentale coinvolto e delle recessioni gengivali associate. Tutti gli interventi vengono eseguiti in anestesia locale, sono pertanto del tutto indolori, in un ambiente asettico dedicato.
Il paziente, dimesso immediatamente dopo, non avrà particolari problemi di convalescenza e il tessuto rigenerato andrà incontro ad una completa guarigione in 7/10 giorni. Dopo tale termine verranno rimossi gli eventuali punti di sutura applicati durante la normale visita di controllo post-intervento.

Parodontale

Quando la salute dei tessuti è compromessa, si attuano terapie di tipo maggiormente invasivo: si tratta della terapia chirurgica parodontale, riservata a quei pazienti in cui la terapia non chirurgica non è stata in grado di eliminare completamente le cause dell’infiammazione dei tessuti attorno ai denti, con l'obiettivo di cercare di ridurre i danni prodotti dalla malattia parodontale.
La terapia chirurgica parodontale permette una più accurata pulizia delle radici: incidendo e scollando i tessuti gengivali, l’accesso ai denti e all’osso è infatti molto più agevole. Essa permette anche di ostacolare la crescita dei batteri che vivono in assenza di ossigeno e ha il vantaggio di facilitare il controllo della placca.